l’abside

L’abside è uno dei luoghi più significativi della Basilica. Durante il pontificato di Leone XIII (1878 – 1903) le strutture murarie dell’abside medievale furono abbattute e poi ricostruite dall’architetto Virginio Vespignani in collaborazione con il figlio Francesco.

La nuova costruzione venne inaugurata il 3 giugno 1886 e fu arretrata rispetto alla precedente, mentre l’antico mosaico venne rimpiazzato da una copia. Quello originale risaliva alla fine del V secolo, ma fu sostituito al tempo di papa Niccolò IV (1288 – 1292), che viene raffigurato prostrato a sinistra della Beata Vergine. La sua esecuzione fu affidata a Jacopo Torriti e a Jacopo da Camerino, frati francescani e mosaicisti, che la portarono a compimento entro il 1291. Il risultato dell’opera è una fusione tra l’antica decorazione musiva del V secolo e quella del XIII secolo.

La calotta absidale può essere divisa in tre fasce orizzontali. In quella superiore è raffigurato Cristo Salvatore a mezzo busto circondato da due file di angeli tra le nubi bianche e rosa del cielo azzurro. Il busto di Gesù, raffigurato secondo la visione di Costantino, è del IV-V secolo. Sopra il volto di Gesù era rappresentata la mano di Dio Padre che incoronava il Figlio; distrutta durante i restauri, è stata sostituita da un serafino. Sotto Gesù, c’è la colomba dello Spirito Santo, abbiamo così rappresentata la Santissima Trinità che ci attende in Paradiso.

Nella fascia mediana lo sfondo è a tessere di mosaico d’oro, colore che immerge il pellegrino nella dimensione divina, una dimensione atemporale. È proprio in questa fascia che prendono posto le figure dei santi, al centro dei quali troneggia una Croce Gemmata “invenzione” dell’imperatore Costantino. Quest’ultima non presenta Cristo in croce, ma nei bracci ospita delle gemme preziose che la consacrano come signum victoriæ, ossia come il legno glorioso della Croce che ha portato la sconfitta per sempre del peccato e della morte. Da qui ne consegue anche il riferimento alla seconda venuta di Cristo nella gloria quando, come dice l’evangelista Matteo, “comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo” (Mt 24,30).

In questa fascia mediana troviamo i santi, in primo luogo la Vergine Maria, posta alla destra del Figlio (sinistra per chi vede), sta in atteggiamento di deesis=intercessione: una mano è rivolta verso la Croce e l’altra mano sta sulla testa di Papa Niccolò IV. Dopo la Madonna, sono raffigurati san Pietro e san Paolo. Dall’altra parte c’è san Giovanni Battista, anche lui in atteggiamento di intercessione, seguono i santi Giovanni Apostolo ed Evangelista e sant’Andrea. Nella fascia inferiore, tra le quattro finestre ad arco acuto, sono rappresentati gli altri nove apostoli, come incorniciati da esili alberi. Tra il secondo e il terzo apostolo e tra il settimo e l’ottavo si notano le figure di due frati francescani inginocchiati. Si tratta di Jacopo Torriti, raffigurato con squadra e compasso, e di Jacopo da Camerino, con pietra e scalpello.

Profondamente radicata nella raffigurazione del catino absidale è la simbologia del Battesimo come Sacramento universale di Salvezza. Infatti, dalla Croce gemmata, al cui centro vi è un clipeo raffigurante il Battesimo di Gesù, si dipartono i quattro fiumi del Paradiso terrestre, Tigri, Eufrate, Cione e Fisone, ai quali si dissetano agnelli e cervi, simboli dell’anima desiderosa di ricevere la vita eterna, come dice il salmo 41, 2: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio”.

I fiumi usciti dalla Croce hanno la loro origine nel costato di Cristo, da cui scaturirono acqua e sangue, simbolo della grazia e dei sacramenti. L’acqua della grazia la riceviamo attraverso la Chiesa, ecco perché tra i quattro fiumi si erge una città: la nuova Gerusalemme, la Chiesa, fondata su dodici basamenti. Osservando i particolari di questa città, vediamo che dalle sue mura si affacciano san Pietro e san Paolo, i principi degli Apostoli, e al centro notiamo l’arcangelo Michele con la spada sguainata a difesa della Chiesa. Sopra l’arcangelo Michele si trova una palma, simbolo del Paradiso, sulla quale è appoggiato un uccello, la fenice, simbolo della Risurrezione. I quattro fiumi sfociano poi nel fiume in cui Gesù riceve il Battesimo, il Giordano, popolato da scene di vita quotidiana (il contadino che ara la terra, il cacciatore che va a caccia, il pescatore che pesca) a significare che la nostra santificazione passa nell’ordinarietà di ogni giorno.