L’altare del Santissimo Sacramento si trova nel transetto e si presenta come un’imponente struttura con quattro colonne di bronzo dorato che sorreggono il timpano e poggiano su basamenti di marmo.
Fu realizzato da Piero Paolo Oliveri all’inizio del ‘600 per volere di Papa Clemente VIII con lo scopo di onorare una tavola proveniente dal Cenacolo di Gerusalemme dove Gesù istituì la Santa Eucarestia. Si trova in alto, dietro un bassorilievo dorato raffigurante l’Ultima Cena. Questa viene detta reliquia di memoria perché non esistono prove documentate sulla sua autenticità, ma ciò non impedisce di conservarla e renderle culto per ciò che ricorda. Al di sotto, al centro dell’altare, c’è il Tabernacolo in metallo alto circa 2 metri.
La forma di questo tabernacolo che appare proprio come un piccolo tempio e la più ampia forma classicheggiante che lo incornicia, vogliono sottolineare un aspetto determinante della nostra fede cattolica. Il tempio, nell’Antico Testamento, era il luogo dell’incontro con Dio; ora, dopo l’Incarnazione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, il tempio dove noi possiamo incontrarlo è il Suo Corpo.
Ai lati del Tabernacolo si trovano riferimenti dell’Antico e del Nuovo Testamento alla Santissima Eucarestia. Ai lati delle grandi colonne di bronzo dorato troviamo sulla parte sinistra delle piccole nicchie con le statue di Aronne e di Melchisedech e, sulla parte destra, quelle di Mosè ed Elia.
Per quanto riguarda la simbologia del Nuovo Testamento legata alla Santa Eucarestia l’altare del Santissimo Sacramento rimanda visivamente ai tre avvenimenti salvifici del mistero pasquale di Cristo. Il primo è l’Ultima cena, con la reliquia di memoria. Il secondo è la Passione e morte in croce di Gesù, evocate tra le lesene ai lati dell’altare, Infine, il terzo avvenimento salvifico, la Resurrezione, è espresso nella piccola statua di Gesù Risorto che sormonta il Tabernacolo.
Infine, a coronazione dell’altare del Santissimo Sacramento, svetta il bellissimo affresco dell’Ascensione di Gesù al cielo che sormonta il timpano di bronzo dorato. L’opera è di Giuseppe Cesari, detto “il Cavaliere di Arpino” (1568 – 1640).